Caso Bachchan: perché non si può promettere di cancellare tutto da internet 

Tra le promesse più seducenti nel mercato della reputazione online, una delle più rischiose è: “Cancelliamo tutto da internet”. Per chi affronta una notizia negativa, un link lesivo o un contenuto diffamatorio, l’idea di ottenere una cancellazione totale può sembrare la soluzione più rassicurante.

Qui nasce il problema: il web non funziona come un archivio controllato da un solo soggetto. Editori, piattaforme, motori di ricerca, copie, cache, account terzi e sistemi di intelligenza artificiale possono mantenere o riprodurre contenuti anche dopo un primo intervento.

Aishwarya Rai Bachchan e Abhishek Bachchan lo hanno mostrato con particolare chiarezza. Nel 2025 la Delhi High Court ha concesso misure cautelari per proteggere i loro diritti della personalità da usi non autorizzati, inclusi contenuti creati con AI.

Reuters ha poi rilevato che, nonostante ordini di rimozione relativi a centinaia di link e post, materiali simili continuavano a comparire online. I procedimenti risultavano ancora presenti nelle liste della Corte nel 2026.

Di conseguenza, la domanda corretta non è chi possa garantire che tutto sparirà. È capire quale parte del problema può essere rimossa, deindicizzata, corretta, aggiornata o contenuta in modo realistico.

La risposta in sintesi

Un operatore serio può garantire metodo, analisi, documentazione e trasparenza sui limiti. Non può garantire in modo assoluto la scomparsa di ogni contenuto, perché l’esito dipende anche da soggetti terzi, norme applicabili, interesse pubblico, diritto di cronaca, policy delle piattaforme e tempi tecnici.

Rimozione, deindicizzazione e remediation reputazionale sono interventi diversi. Sul piano operativo, la prima agisce sulla fonte; la seconda riduce la reperibilità per specifiche query; la terza interviene sull’ecosistema informativo complessivo. Confonderle crea aspettative che nessun professionista può governare interamente.

Il caso Bachchan: quando rimuovere non significa cancellare il problema

Aishwarya Rai Bachchan e Abhishek Bachchan hanno avviato nel 2025 azioni separate davanti alla Delhi High Court contro l’uso non autorizzato di nome, immagine, voce e altri elementi della loro identità. 

Le ordinanze cautelari hanno riconosciuto, in via preliminare, la necessità di proteggere la loro reputazione e i loro diritti della personalità anche da deepfake e contenuti generati con intelligenza artificiale.

Reuters ha riferito che un giudice aveva ordinato la rimozione di 518 link e post indicati dagli attori. Eppure, al momento della verifica dell’agenzia, su YouTube erano ancora disponibili video simili a quelli contestati. 

Pochi giorni dopo, centinaia di video sono scomparsi e un canale con milioni di visualizzazioni non era più accessibile, mentre altri contenuti comparabili risultavano ancora online.

Questo non dimostra che la rimozione sia inefficace. Mostra qualcosa di più utile per una strategia reputazionale: un ordine può colpire URL specifici, ma nuovi upload, account differenti, copie e tecnologie di generazione rendono più difficile promettere un’eliminazione assoluta. 

Ancora nel 2026, entrambi i procedimenti comparivano nelle liste ufficiali della Delhi High Court, segno che la gestione del problema non si esaurisce con un singolo takedown.

Per aziende e professionisti, la lezione è operativa: il risultato va definito con precisione. Eliminare un URL, bloccare un account, ottenere una deindicizzazione e monitorare nuove copie sono obiettivi distinti, che possono richiedere azioni parallele.

Nessuno Controlla interamente il web ReputationUP

Perché la promessa “cancelliamo tutto” è fuorviante

Online, un contenuto può essere pubblicato da una fonte, ripreso da aggregatori, indicizzato da Google, archiviato, citato sui social o salvato in screenshot. Anche dopo la rimozione originaria possono restare copie, snippet o versioni ripubblicate.

Per questo, Cancellare Contenuti Online richiede prima di tutto una mappa del problema: URL, fonti, query, copie, immagini, profili, piattaforme e soggetti che possono decidere. Serve una diagnosi reputazionale, non uno slogan.

Si può valutare la rimozione quando esistono presupposti solidi, per esempio in presenza di contenuti falsi o diffamatori, dati personali trattati senza adeguata base, impersonazione, immagini utilizzate illecitamente o violazioni chiare delle policy. 

Persino in questi casi, la possibilità di intervenire non coincide con la certezza del risultato. Quando il problema riguarda dati personali non più pertinenti, può entrare in gioco anche il Diritto All’oblio.

Che cosa non dipende interamente dall’operatore

Consulenti reputazionali e team legali possono documentare il danno, qualificare il contenuto, scegliere il destinatario corretto e coordinare le richieste. 

Restano però esterne la decisione del publisher, la valutazione della piattaforma, l’interpretazione del motore di ricerca e i tempi di aggiornamento.

Google distingue nella propria documentazione ufficiale la rimozione di informazioni dai risultati dalla cancellazione presso il sito che le ospita. Dalla Ricerca, un risultato può sparire e restare disponibile alla fonte; allo stesso modo, una pagina eliminata può continuare temporaneamente a comparire finché gli indici non vengono aggiornati. In questo quadro, la Rimozione Di Informazioni Da Google riguarda la visibilità nel motore di ricerca, non la cancellazione della fonte.

Che cosa può garantire un operatore serio

Sul piano professionale, la garanzia riguarda il processo: analisi degli URL, raccolta delle prove, mappatura delle fonti, scelta della leva applicabile, monitoraggio e gestione delle ripubblicazioni. 

Deve inoltre chiarire fin dall’inizio quali esiti sono probabili, possibili, incerti o non perseguibili.

Nei casi ad alta esposizione, il problema non consiste soltanto nel “rimuovere un link”. In gioco possono esserci operazioni, relazioni bancarie, credibilità personale, fiducia degli stakeholder e continuità aziendale. Promesse irrealistiche possono quindi creare una seconda crisi: quella delle aspettative disattese.

Diritto all’oblio e deindicizzazione: strumenti, non garanzie

In Europa, l’articolo 17 del GDPR disciplina il diritto alla cancellazione dei dati personali, ma prevede limiti e bilanciamenti. Libertà di espressione, obblighi legali, interesse pubblico, finalità di archiviazione e tutela giudiziaria possono impedire una cancellazione automatica.

Il Diritto All’oblio richiede quindi una valutazione del tempo trascorso, del ruolo della persona, dell’attualità della notizia, della proporzionalità e dell’interesse pubblico residuo. 

Anche una notizia sgradita può essere ancora lecita; un contenuto datato può mantenere rilevanza; un dato personale può essere protetto da esigenze informative prevalenti.

Anche il Garante Privacy richiama la necessità di bilanciare la tutela della persona con l’accesso all’informazione. Quando il danno nasce soprattutto dalla reperibilità per query nominative, può essere più coerente una strategia di rimozione di informazioni da Google o di deindicizzazione, senza confondere questo intervento con la cancellazione della fonte.

Il rischio di amplificazione

Interventi aggressivi possono produrre l’effetto opposto a quello desiderato. Contestazioni pubbliche possono attirare attenzione su una notizia marginale, generare nuove pubblicazioni, alimentare discussioni sui social o creare ulteriori tracce indicizzabili.

Prima di agire conviene misurare visibilità, fonte, interesse pubblico, probabilità di rilancio e rischio di escalation. In alcuni casi serve intervenire subito; in altri è preferibile documentare, negoziare o evitare che la risposta diventi più visibile del contenuto stesso.

Cosa fare prima di affidarsi a una promessa

Operativamente, il metodo può essere sintetizzato in sei passaggi: mappare URL e copie; qualificare il contenuto; separare rimozione, deindicizzazione e contenimento; valutare limiti legali e tecnici; definire scenari realistici; documentare e monitorare ogni intervento.

Prima di firmare un incarico, il cliente dovrebbe chiedere quale contenuto verrà trattato, chi può decidere, su quale base verrà presentata la richiesta e che cosa accade in caso di rifiuto o ripubblicazione. 

Ogni risultato deve essere misurabile: rimozione dalla fonte, deindicizzazione, rettifica, aggiornamento o riduzione della visibilità.

La vera garanzia è il metodo

Nel mercato reputazionale, la parola “garanzia” dovrebbe riferirsi alla qualità del processo, non a un esito assoluto. Serietà, governance, documentazione, trasparenza e monitoraggio sono controllabili; la decisione finale di editori, piattaforme, motori di ricerca o autorità non lo è.

Una strategia solida non promette di cancellare tutto. Distingue ciò che può essere rimosso da ciò che può essere deindicizzato, aggiornato o contenuto, interviene dove esistono basi concrete e continua a proteggere la reputazione anche quando una parte del contenuto resta online.